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Ayurveda: l’antica medicina tradizionale indiana

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In India rappresenta una delle pratica più diffuse, superando la medicina tradizionale; da qualche anno a questa parte poi l’Ayurveda è stata inserita anche nella struttura sanitaria in India.

Infatti in questo paese troviamo diverse strutture ospedaliere che adottano queste pratiche; in altri paesi si può utilizzare come cura subordinata alla medicina tradizionale.

Per quanto riguarda il riscontro della scienza, non possiamo affermare che ci siano delle dimostrazioni scientifiche relative alla positività della cure effettuate con l’ayurveda e con i prodotti che vengono distribuiti in tutto il mondo per curare le persone.

Tuttavia se andiamo a vedere la pratica le cose sembrano cambiare, con una discreta percentuale di successo; infatti questa pratica indiana è in grado comunques di andare ad indivuduare quei punti deboli dell’organismo in base a una mappa del corpo che offre un quadro completo dell’organismo, dei suoi punti fragili da preservare.

Infatti l’ayurveda concettualmente si basa proprio sulla volontà di agire sulla qualità della vita attraverso una conoscenza sempre aggiornata dell’organismo umano.

Ci sono determinate pratiche all’interno di questa pratica tradizionale indiana, che permettono di prevenire determinati problemi di salute, prima che questi facciano la loro comparsa; prima cioè che vadano a compromettere lo stato di salute dell’individuo.

I teorici e i praticanti dell’ayurveda sostengono che se si mettono in pratica determinate azioni di prevenzione, seguendo le direttive imposte dalla medicina tradizionale indiana, possiamo vivere più a lungo ma soprattutto meglio.

Ayurveda Origini e storia

L’origine dell’ayurveda si può ricondurre all’epoca in cui dominava l’imperatore Kanishka, in un periodo che di può inquadrare intorno al 500 a.c.

In questo periodo fu scritto un libro contenente centinaia di direttive mediche.

La diffusione di questa pratica, non è sempre stata fatta in forma scritta, ma per un lungo periodo si sono tramandati i principi base dell’ayurveda attraverso il passaggio orale di generazione in generazione.

Ci sono delle testimonianze di alcuni buddhisti, che risalgono a quell’epoca; li viene descritta una comunità organizzata, che ci fa capire come l’India sia stata probabilmente il primo paese che abbia realizzato una rete diffusa e organizzata di pratiche mediche e di assistenza per la persone malate.

Da quel momento fino ai giorni nostri sono state fatte delle continue modifiche e migliorie, anche grazie all’esperienza fatta con l’applicazione pratica dei principi teorici contenuti in questa sorta di manuale della medicina indiana.

Oggi viene considerato come una pratica che lavora con una funzione secondaria ma a volte di aiuto alla medicina tradizionale; questo nei paesi occidentali, dove i medici autorizzati possono a loro discrezione prescrivere i prodotti curativi ayurvedici.

Il fine ultimo è rappresentato come sempre dal raggiungimento di uno stato di salute ottimale e soddisfacente e soprattutto costante nel tempo.

Il benessere dei pazienti che si accostano all’ayurveda viene trattato da tutti i punti di vista, non solo fisico ma anche mentale e spirituale.

Coloro che hanno problemi di salute possono in molti casi risolverli, mentre l’impegno per chi già si trova in un buon stato di salute e di mantenerlo a lungo nel tempo, attraverso delle pratiche di prevenzione.

Medicina ayurvedica: dai minerali alle erbe

Per quanto riguarda i medicinali tradizionali utilizzati nell’ayurveda, ce ne sono diversi e vengono combinati in base alle esigenze dei pazienti.

Tra questi troviamo erbe, acidi fulvici, minerali e alcuni tipi di metalli che subiscono un trattamento di purificazione.

Attraverso questo mix di medicinali si producono delle polveri e degli infusi da ingerire secondo le dosi e la cadenza indicata a seconda dei casi.

Alcuni medicinali sono fitoterapici, facciamo alcuni nomi: Haridra, Tulasi, Brahmi, Erand e Trikatu; in particolare quest’ultimo è un mix di pepe e zenzero.

Ognuno di questi composti deve essere assunto sempre seguendo le istruzioni scritte, così da consentire l’efficacia prevista.

Ayurveda mitologia indiana

Una parte delle caratteristiche e delle origini dell’ayurveda ci arrivano anche dalle basi della mitologia indiana, oltre che dai trattati di medicina.

L’origine mitologica inquadra il significato di questo termine, definendono come la scienza della vita e della sua durata.

Il mito da cui parte tutto si chiama Brahma, inquadrato come creatore dell’universo e che regalò la medicina ayurvedica a diverse figure mitologiche, passando per il mito Asvin e Indra.

A sua volta Indra fece l’ultima consegna della medicina ayurvedica ai suoi discepoli che sono Bharadvaja, Kasyapa, Dhanvantari e Atreya.

I dosha che occupano il fisico

Secondo quanto stabilito dall’ayurveda i dosha rappresentano quelle energie basilari dell’organismo, che sono sempre in movimento, passando dall’equilibrio allo squilibrio, a seconda dello stato di salute della persona.

I dosha sono principalmente tre: Vata, Pitta a Kapha

Il Vata è formato dal fattore aria e spazio e rappresenta tutti quegli elementi che sono in movimento all’interno del corpo, come la respirazione, la circolazione del sangue, il sistema nervoso.

Può essere inquadrato in diversi stati come leggerezzam mobilità, durezza, fluidità a seconda delle condizioni dell’individuo.

L’ayurveda stabilisce che il vata sia presente nel colon e comprende a sua volta altri cinque dosha che controlla: Udana, Prana, Apana, Vyana e Samana.

Troviamo poi il secondo dosha che è definito con il termine di Pitta, il quale è formato dagli elementi di acqua e fuoco; questo dosha rappresenta la digestione vista da due lati, quello classico e fisico, che interessa lo stomaco e l’apparato digerente in generale e quello psicologico, che si occupa dell’elaborazione delle emozioni.
I suoi diversi stati possono inquadrarsi con termini come calore, leggerezza, mobilità, morbidezza, chiarezza e fluidità.
L’intestino è l’organo che racchiude il Pitta, che a sua volta ha dei dosha sotto di se: Ranjaka, Pacaka, Bhrajaka, Alochaka e Sadhaka.
L’ultimo dosha è Kapha, formato da terra e acqua e rappresenta il concetto di unione e inquadra il fattore legato alla solidità del corpo. Tra le sue principali caratteristiche troviamo: pesantezza, umidità, freddezza, stabilità, morbidezza e densità. I cinque dosha che si trovano all’interno di Kapha sono Avalambaka, Tarpaka, Kledaka Slesaka e Bodhaka.

Grazie a questi dosha l’ayurveda è in grado di fare una classificazione delle attitudini psicologiche e fisiche del corpo e della mente.
Da li si possono individuare i problemi di salute che provengono da uno squilibrio di questi elementi.
Quando si inquadra uno stato di squilibrio si fa la diagnosi, che guida la ricerca per trovare le cure e riportare l’organismo allo stato di equilibrio originario.

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