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Medicina rigenerativa cos’è e come funziona

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Grazie alle scoperte scientifiche degli ultimi decenni, si è potuto assistere all’avanzamento di un nuovo settore nel campo clinico: la medicina rigenerativa. Essa si basa su una ricerca multidisciplinare e prevede il rimpiazzamento e/oaddirittura un rinnovamento totale di cellule, tessuti danneggiati e organi, che a sua volta comporta il ripristino delle funzioni base.

Le origini della medicina rigenerativa sono secolari, anche se non rispecchiano perfettamente i canoni odierni. Ad esempio Aristotele, nei suoi trattati zoologici, fece dei riferimenti alle lucertole: esse perdono questa parte del corpo in maniera strategica, continuando ad avere vita propria: il movimento della coda “confonde” i predatori e di conseguenza riescono a svignarsela. Ma l’aspetto più sorprendente si verifica dopo alcuni mesi, perché la parte mancante riesce a rigenerarsi. Com’è possibile?

Dopo lunghi periodi di ricerche si è arrivati ad una conclusione: i responsabili dell’accaduto sono i geni, i quali sono in grado di donare una nuova vita alle cellule.

Ma vale lo stesso per l’essere umano? Vista l’alta compatibilità genetica, in parte sì (è stato scoperto che su circa 350 geni, più di 300 corrispondono). D’altro canto invece, la situazione è abbastanza complessa, che necessita nuovi studi da dover approfondire e teorie che risultino valide.

Come nasce realmente la medicina rigenerativa?

Sebbene la medicina abbia fatto passi da gigante, non si può di certo affermare che questo settore riesca definitivamente a guarire l’uomo da tutti i mali. Ma allo stesso tempo, non mira a una semplice sostituzione/riparazione delle aree danneggiate. E vi spieghiamo perché.

A differenza dei rettili, la categoria dei mammiferi (e dunque anche l’essere umano) perdono la capacità rigenerativa con l’arrivo dell’anzianità. Certo, i farmaci possono aiutare ad alleviare dolori, infiammazioni e altri sintomi ma non risolvono ogni singolo fattore che potrebbe aver causato dei danni irreversibili, traumi, malattie o difetti congeniti.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale però, con i fondi ricavati dalla ricerca sugli effetti delle bombe atomiche, il concetto di medicina si è ampliato ancor di più e che ha cambiato la vita di numerose persone: la scoperta delle cellule staminali mesenchimali. I meriti vanno principalmente allo scienziato Friedenstein, il quale approfondì le intuizioni di Keller e Maximow (fine ‘800 – inizi ‘900) legate ai potenziali rigenerativi.

Ma nel 1969 si ebbe la svolta, grazie al primo trapianto di midollo osseo su un paziente affetto da una malattia del sangue non neoplastica, presso l’Università del Minnesota. Un paio di decenni dopo, ebbero successo altri trapianti di midollo su persone affette da leucemia, per poi passare ai trapianti di organi creati in laboratorio (fine anni ’90).

Cosa è cambiato negli ultimi 20 anni? Le statistiche hanno registrato migliaia di trapianti andati a buon fine e notevoli potenziamenti, grazie all’avvento delle nuove tecnologie. La creazione di macchinari dotati di molteplici funzioni e lo studio approfondito degli scienziati hanno certamente perfezionato le tecniche.

La medicina rigenerativa odierna

Bisogna innanzitutto tenere a mente che le modalità e le strategie con cui si adotta la medicina rigenerativa sono in continuo aggiornamento. Ma in linea generale, si può affermare che:

1. E’ basata su uno studio approfondito delle cellule staminali, dette anche primitive. Esse sono in grado di trasformarsi in altre cellule (che caratterizzano altre zone del corpo) grazie al processo di differenziamento. Sono attualmente oggetto di studio di numerosi esperti, perché si pensa che possano rivelare altre peculiarità.

2. Mira alla stimolazione cellulare, cercando di capire fino in fondo le loro potenzialità e il modo in cui crescono e muoiono (individuando dunque, tutti i fattori responsabili). Viene inoltre studiata ogni singola cellula in relazione con altre, tramite un’analisi delle strutture portanti, sottoposte a costanti assemblaggi e dissociazioni.

E non solo. A volte “utilizza” la specie animale come cavia (anche per constatare le varie differenze genetiche). Con l’ingegneria dei tessuti e i trapianti di cellule staminali, si cerca dunque di rigenerare una parte del corpo umano in maniera completa.

Tipi di terapie

La medicina rigenerativa opera principalmente con tre terapie:

a) Cellulare. Essa viene utilizzata nel campo della chirurgia plastica ricostruttiva, dell’urologia, della ginecologia, dell’urologia e dell’ortopedia. Si basa sull’estrazione delle cellule “malate” e l’inserimento delle nuove o sugli innesti (vale a dire dei cambiamenti parziali).

b) Biologica e sintetica. Attraverso un componente cellulare e uno extra-cellulare si crea una specie di materiale biologico e sintetico chiamato scaffold che va a replicare la struttura di un tessuto e allo stesso tempo genera i processi di riparazione e crescita.

c) Cellulare + Biologica e sintetica. Si tratta di un vero e proprio mix delle due tecniche precedenti: le cellule staminali vengono inserite sugli scaffold, per dare vita a nuovi tessuti.

Di conseguenza, si può affermare che l’ingegneria dei tessuti è parte integrante della medicina rigenerativa.

Quali sono gli obiettivi?

La medicina rigenerativa è stata ormai introdotta in vari settori. Oggi, mira a:

  • Prevenire l’invecchiamento cutaneo
  • Eliminare le infiammazioni scaturite da scottature o cicatrici
  • Correggere danni e/o ripristinare gli organi interni, in particolar modo i reni, il fegato e il cuore
  • Curare gravi malattie e ogni tipo di cancro
  • Proteggere il sistema immunitario
  • Far scomparire il morbo di Parkinson, il morbo d’Alzheimer, la sclerosi multipla e la malattia di Chron
  • Combattere il diabete
  • Rigenerare tessuti
  • Impiantare cellule primitive

E tanto altro ancora… (alcuni obiettivi sono stati raggiunti, altri no. Ma ve ne parleremo meglio nei prossimi paragrafi).

Medicina rigenerativa come cura alla calvizie

La calvizie è una condizione basata sulla perdita dei capelli (parziale o totale). Interessa maggiormente gli uomini in età avanzata (80%) ma può colpire anche le donne (50%): si ipotizza che venga causata da un’ipersensibilità recettoriale genetica del bulbo capillifero, un’infiammazione del cuoio capelluto, l’andropausa (nel caso degli uomini) e altri fattori. Non si tratta di una malattia e nemmeno di un disturbo, al massimo può trattarsi di un disagio psicologico che al giorno d’oggi può essere tranquillamente risolto attraverso la medicina rigenerativa.

Sfruttando parte delle capacità rigenerative dell’essere umano e le potenzialità delle cellule staminali si può correre ai ripari, senza andare incontro ad alcun effetto collaterale o a strategie invasive. A differenza dell’autotrapianto, di altre terapie o dell’utilizzo di integratori, la medicina rigenerativa non va ad intaccare minimamente i follicoli: anzi questi ultimi vengono completamente isolati. Basta semplicemente intervenire sui tessuti circostanti che subiranno una vera e propria riparazione.

E’ bene ribadire che si può tranquillamente vivere con la calvizie. Ma se proprio si volesse migliorare la situazione, è preferibile optare per la medicina rigenerative e lasciare l’autotrapianto come ultima spiaggia. Inoltre, non è detto al 100% che la calvizie sia causata da un processo ormonale o genetico: prima di sottoporsi a tale trattamento, consultate il vostro medico o comunque sottoponetevi ad esami più specifici.

Medicina rigenerativa come trattamento estetico

Sono tante le persone che non si sentono in pace con se stesse, specialmente dal punto di fisico. Il continuo senso di inadeguatezza, spesso, implica dei cambiamenti, talvolta drastici. Oggi con la medicina rigenerativa è possibile attuare una serie di modifiche al proprio corpo che consentono di riacquistare quel benessere che diventa sinonimo di bellezza non solo interiore ma anche esteriore.

L’ambizione più grande, nel campo dell’estetica, è quella del ringiovanimento della pelle. Il viso in primis (perché in un certo senso rappresenta il biglietto da visita) e in particolar modo la rimozione di borse ed occhiaie, l’aumento degli zigomi e delle labbra, specialmente in età avanzata. Ma anche in altre parti del corpo: le donne ad esempio, optano per un rimodellamento del seno che viene effettuato quasi naturalmente, attraverso la stimolazione delle mammelle (senza dunque l’inserimento di protesi).

La riduzione delle rughe, viene effettuata attraverso un processo chiamato microlipofilling (SEFFI – Superficial Enhanced Fluid Fat Injection) e consiste in due fasi: nella prima viene asportata una zona di tessuto adiposo a propria scelta (anche se solitamente si tratta di fianchi o cosce) e con la filtrazione si recuperano le cellule staminali. Esse vengono iniettate nelle aree del viso selezionate dal paziente e rendono la cute più rilassata. L’effetto è davvero sorprendente, poiché non si percepiscono grandi differenze tra il prima e il dopo. Mentre con i vecchi metodi di chirurgia estetica, si nota chiaramente l’intrusione di “corpi estranei” che rendono il volto poco naturale, quasi plastificato.

La medicina rigenerativa e il diabete

Come ben sappiamo, il diabete è una malattia basata sull’alta presenza di glucosio nel sangue causata da una scarsa quantità di insulina. Secondo la SID (Società Italiana di Diabetologia), la ricerca sarebbe a buon punto per quanto concerne la cura del diabete attraverso la medicina rigenerativa. Attualmente non ci sono terapie approvate clinicamente ma da cinque anni si stanno sperimentando nuove strategie che potrebbero cambiare la vita di moltissime persone, come la ricostruzione della massa beta cellulare, il trattamento delle complicanze e l’immunomodulazione del diabete di tipo 1 (che si manifesta nell’infanzia o nell’adolescenza).

Ma in che modo dovrebbero funzionare?
Secondo il dott. Lorenzo Piemonti del Diabetes Research Institute-IRCSS Ospedale San Raffaele, “nel caso del diabete, nella direzione delle cellule che producono l’insulina. Questo processo, che durante la vita embrio-fetale avviene in modo spontaneo e richiede mesi, può essere riprodotto in laboratorio in sole 2-3 settimane. In questo modo è quindi possibile, partendo da una cellula della cute, ritornare a uno stadio staminale e poi ri-differenziare quella cellula in una cellula specializzata per produrre insulina.” (Fonte: Diabete.com)

La medicina rigenerativa e il cancro

Da più di dieci anni, la medicina rigenerativa si sta specializzando anche per quanto riguarda il cancro. A tal proposito ci si è focalizzati sulle IPS, ossia le cellule staminali pluripotenti indotte, le quali hanno lo scopo di trasformarsi in qualsiasi tipologia di cellula del corpo. Purtroppo, stando alle statistiche, esse non hanno sempre avuto successo: ciò significa che non è ancora possibile formulare valide teorie di impronta clinica. Ma gli studiosi sono fiduciosi e sperano di riuscire a riprogrammare le cellule adulte in modo tale da generare degli effetti terapeutici sui tessuti danneggiati e crearne dei nuovi.
Ci riusciranno nell’impresa? Staremo a vedere.

La medicina rigenerativa, l’Alzheimer e il Parkinson

L’Alzheimer è la forma più nota di demenza degenerativa. Non si manifesta in maniera fulminea, anzi: agisce sul cervello lentamente portandolo verso una condizione di irreversibilità. Ovviamente, ci si è chiesti se la medicina rigenerativa possa essere utile nella cura dei soggetti colpiti (che solitamente hanno un’età superiore ai 65 anni). Risultati positivi si sono riscontrati negli esperimenti sui topi ma non è sufficiente. L’obiettivo sarebbe quello di rendere i nuovi neuroni (nati dalle cellule staminali) compatibili con le cellule invecchiate, così tanto da riuscire a “mimarle”. Si teme però, che l’Alzheimer viaggi indipendentemente dalle cellule: il loro ripristino dunque, non porterebbe a nulla.

Ma sono soltanto ipotesi. Lo stesso discorso vale per il morbo di Parkinson, anch’essa malattia neurodegenerativa che però incide maggiormente sul controllo dei movimenti, il funzionamento degli arti e l’equilibrio. Inoltre, comporta rigidità muscolare ed ammassi anomali di proteine del cervello che distruggono la dopamina (un neurotrasmettitore endogeno essenziale per il metabolismo cerebrale). La medicina rigenerativa sta facendo il possibile per “costruire” dei neuroni che siano adibiti alla produzione di dopamina; sui topi e sulle scimmie si sono verificati i primi risultati ma la strada è ancora lunga.

Per concludere

Ricapitolando in breve, la medicina rigenerativa si pone l’obiettivo principale di dare una seconda chance a cellule e tessuti, tramite le attività di riparazione, sostituzione e rigenerazione. Il fenomeno delle cellule staminali ha preso piede nel campo scientifico da più di settant’anni e si può dire che in questo lasso di tempo, i traguardi sono stati tantissimi: trapianti di midollo osseo, correzione di danni fisici, perfezionamenti della cute, trattamento delle calvizie e via dicendo.

Tuttavia, grazie all’introduzione di nuove tecniche e macchinari, i ricercatori sono stati in grado di osservare dettagliatamente le cause di varie patologie, così da sperimentare e “azzardare” dei sogni, come la cura a problematiche più serie, quali il diabete, il cancro, il morbo d’Alzheimer e il morbo di Parkinson. Non si è ancora giunti a dei successi definitivi perché la natura umana è super complessa (ed allo stesso tempo differente da quella animale) ma citando il famoso detto “la speranza è l’ultima a morire” e quotidianamente ci si sta mobilitando per cambiare i destini delle persone, di salvare vite.

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